Le Santelle

Le Santelle

Le santelle, come i crocifissi, erano una volta molto diffusi lungo le strade e in prossimità dei bivi. Semplici costruzioni frutto di un’arte ingenua e popolare, commissionate sin dal XVI secolo per segnalare confini, per invocare la protezione divina sulla casa, bestiame, sulla coltivazione della vite o semplicemente per devozione.

Le santelle, gli affreschi e i crocifissi sono oggi i testimoni di una antica religiosità popolare, spesso abbandonati e dimenticati nonostante abbiano oggi una grande importanza artistica e storica.
Diffusi un pò ovunque, sulle abitazioni rurali, all’interno del borgo nelle contrade o nelle zone più sperdute dei boschi e delle selve. Si tratta di un vero e proprio patrimonio, conservatosi nei secoli grazie alla credenza del popolo nella forza dei Santi e della Madonna nel preservare le abitazioni e le coltivazioni dalle calamità e dalle invasioni dei soldati nemici. Una ricchezza che va scomparendo un pò per l’abbandono, un po’ per gli interventi di ristrutturazione degli edifici rurali, ma in modo particolare per la mancanza di sensibilità.

I dipinti sono generalmente realizzati su intonaco fresco adagiato su muro di sasso o in alcuni casi su roccia o su una grande “pioda” che fa da supporto; rari sono i dipinti su tavola di legno.
L’iconografia è sempre a sfondo religioso e votivo-devozionale, in genere con una grande scena centrale e altre raffigurazioni ai lati, e va dalla rappresentazione della Madonna con Gesù, a quella del Cristo, dei Santi, della Trinità, alla Croce e al culto dei morti, le anime dannate e purganti e alle apparizioni miracolose.

Le santelle indicavano la direzione ai pellegrini, ed erano collocate presso i bivi. Gli stessi pittori, spesso, erano viaggiatori che spesavano così il loro viaggio.

Ecco le numerose Santelle da visitare:

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Santella dell’Apparizione

Arrivando a Tirano dall’Aprica in località “giustizia”, un bivio ormai perso alla memoria perché una delle due strade si perde nei campi verso l’Adda in direzione di Madonna di Tirano, si trova una Santella proprio di fronte all’ex carcere mandamentale.

Santella dell’Apparizione

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La costruzione, rivolta a chi lasciava Tirano, indicava la biforcazione della strada verso Stazzona e Madonna di Tirano. La struttura è semplice a base trapezoidale con tetto a capanna rivestito di piode e croce di ferro al culmine. La nicchia centrale e gli squarci interni sono ricoperti di dipinti a calce, che ricordano, nello stile, un dipinto su “pioda”, ardesia, nella santella di sasso Gambile, verso la Svizzera. Le due nicchie esterne non presentano decorazioni.

Attribuibili al Tagliaferri verso la fine dell’800 – inizio 1900, senza escludere la mano del Morgari, artista impegnato in quel periodo ad affrescare le chiese del Tiranese. I dipinti sono molto rovinati e senza dubbio non più recuperabili nelle loro interezza, la parte bassa è completamente sparita. La causa del degrado può essere attribuita ad uno scorretto intervento di restauro, rivestimento esterno fatto con intonaco a base di cemento, eseguito, in concomitanza della costruzione del carcere, dalla ditta appaltatrice dei lavori.

Il viandante poteva tirare il fiato alla sua vista perché entrava in territorio protetto dove le persone erano timorate di Dio.

La Santella di Santa Maria

La santella è ubicata sul lato sinistro della strada di Santa Maria ad un bivio per via Canali, in prossimità di una fontana lavatoio e abbeveratoio… (Di Michele Falciani)

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Proseguendo si arriva alle mura dove una torre rompitratta aveva una porta omonima, secondo W. Marconi, per permettere l’uscita dalla città murata verso le selve. Sulla destra prima della torre nella cantina di una casa si trova la chiesetta di Santa Maria, data per scomparsa dopo i fatti di sangue legati al sacro macello.
Nei secoli XVI-XIX ogni contrada aveva la propria santella devozionale e in mancanza, un dipinto su una casa.

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La costruzione si presenta come semplice edicola votiva a base rettangolare con tetto a capanna rivestito con assi di legno e “piode”. Ha una nicchia arcuata chiusa da un cancello in ferro battuto e saldato con serratura, abbastanza recente (inizio ’900) riporta il monogramma Mariano, ripetuto bene quattro volte. La chiave di solito veniva custodita da una famiglia su indicazione della contrada. Sul lato sinistro era presente una campanella in bronzo che serviva a richiamare i fedeli per le orazioni nel mese mariano o per le sante messe, oggi è stata sistemata internamente per evitare il furto. La cappelletta è dotata di un altarino in muratura arricchito da un crocifisso, tovaglia ricamata, una candela e diverse piante fiorite. L’intonaco rustico e la piccola croce in alto in pietra completano la facciata. Un cornicione a gola di vago stile settecentesco raccorda la facciata al tetto.

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Nella nicchia è rappresentata la Madonna seduta su una sedia-trono, ha in braccio Gesù Bambino con un’aureola quadrata come si usava per chi beato, non era ancora santo. Gesù ha lineamenti delicati e bene proporzionati, occhi scuri e incarnato chiaro, i capelli sono castano chiaro e il corpo dal petto alla coscia è coperto da un drappo bianco luminoso. Il volto dolce esprime gioia per il creato. Ha le braccia aperte in segno di accoglienza e benedice. I due personaggi sono rivolti a chi guarda donando un’estasi di grazia e di pace. Maria Vergine e madre ha un viso da fanciulla, aureolato e tiene suo Figlio sulle ginocchia e lo cinge con delicatezza. I dettagli delle mani indicano l’esecuzione di un maestro. Non rese molto bene le pieghe degli abiti. Il suo mantello ha colori cangianti dal bianco sul capo, azzurro,rosa blu sulle braccia diventa viola sulle gambe.
Lo sfondo, unico nel nostro ambiente, è di un colore pastello grigio-azzurro con nuvolette rosa, con rami d’ulivo, le olive sono dipinte in diverse tonalità di verde e rendono il “giardino della pace” con il volo di due colombe bianche e ricorda del Botticelli, la primavera. I colori puri rosso, blu e le terre verdi, sono sfumati e velati, con il bianco di San Giovanni e il giallo. La luce proviene dall’alto e dai personaggi. La composizione è classica a piramide. Di buona fattura e in pittura a calce il dipinto si potrebbe attribuire al Gavazzeni che verso la fine del 1800 ha lavorato per la parrocchia di San Martino. Non esistono documenti certi.

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Due angeli con tunica verde e grandi ali colorate ai lati chiudono la scena, anche qui lo sfondo è chiaro con nuvolette giallo-arancio. I volti e le mani incrociate sul petto invitano alla preghiera. Non a caso un tempo ci si fermava, si faceva il segno della croce e si ringraziava Dio con una preghiera. In basso un drappo chiaro riporta al centro il monogramma di Maria. Un pavimento di piattoni e un gradino di sasso delimitano in basso l’ingresso e definiscono la sacralità del luogo.

Nelle contrade c’erano le santelle o capitelli. Erano piccole costruzioni dedicate alla Madonna o a qualche Santo. Avevano generalmente un altarino ornato e completato con lumi, la parete di fondo era affrescata o abbellita da una grande quadro. Quasi sempre il piccolo vano che non poteva accogliere persone era chiuso da un inferriata.
Il tutto era coperto dal caratteristico tettuccio a capanna. Quasi tutte le contrade avevano una santella.
Anche fuori dalla cerchia erano state costruite, per lo più ai bivi. Le contrade sprovviste di santella avevano addirittura una chiesettan visibili. E’ illuminata dalla luce elettrica.